Città e Paesaggi

Il portico: l’anima di Bologna

Portico Santuario M. di S. Luca - Bologna

In Emilia ci sono due aspetti ricorrenti in tutte le sue città, da Piacenza a Ferrara. La bicicletta e i portici. Noi emiliani amiamo andare in bicicletta, la usiamo per andare a scuola da ragazzini, da adulti per andare al lavoro e quando usciamo con gli amici. Ma questa storia non vuole essere un racconto sull’uso della bicicletta in Emilia, ma sulla presenza di sua maestà il portico. Un elemento architettonico che ritroviamo nei centri storici delle città. E’ una presenza a noi talmente familiare, che fa parte del paesaggio, come il sole e la luna brillano in cielo.

Copia di Portico - Bologna

C’è una città in particolar modo che racchiude in sé una varietà infinita di portici oltre a possedere quello più lungo al mondo. La città è Bologna, il nostro capoluogo di Regione, dove è nata la prima università del mondo occidentale e dove il buon cibo regna sovrano.

Copia di Portico P.za S. Stefano - Bologna

Passeggiare per le sue vie è come visitare un museo a cielo aperto. I portici sono un elemento che la rendono una città unica  al mondo, anche il famoso scrittore francese Stendhal si innamorò di Bologna e dei suoi portici, tanto che scrisse in uno dei suoi romanzi: “Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”.

Città e Paesaggi, Tempo libero

Il profumo e l’atmosfera del Natale

img_1517

L’8 dicembre è ormai passato, il giorno in cui tutto ha inizio, secondo la tradizione. L’albero e il presepe finalmente riprendono il loro posto all’interno delle nostre case. I profumi e l’atmosfera di questi momenti di gaudio, sono indelebili nella mia mente. Il tempo scorre inesorabile e mancano pochi giorni al Natale. Per un momento ritorniamo tutti bambini, ci abbandoniamo ai nostri ricordi, quando le giornate erano felici e spensierate e il Natale era un momento magico da preparare con cura.

All’inizio del mese di dicembre il calendario dei mercatini si fa ricco di avvenimenti. Girovagare per casette di legno allestite per l’occasione o per banchi colorati e variopinti, è un vero divertimento. Come mi piace trovare chincaglierie di ogni genere, accompagnati dalle luci della città decorata a festa, è una sensazione magica.

I mercatini dell’artigianato sono quelli che preferisco. Mi piacciono le cose fatte a mano, che esprimono la maestria nella manualità e l’unicità di ciascun pezzo, mai uguale all’altro. A Modena ci sono diversi mercatini che si alternano, ma durante le giornate che precedono il Natale, il centro storico si trasforma in uno splendido crocevia di luci che disegnano atmosfere invernali.

La nebbia, che in queste sere d’inizio inverno ha fatto la sua apparizione, ha reso il paesaggio e la città ancora più magica e a tratti gotica, quello spirito natalizio che mi richiama alla mente il meraviglioso A Christmas Carol di Charles Dickens.

 

Storia e Territorio

L’animo romanico della Pianura Padana

C’è un luogo nel cuore della Pianura Padana, lontano dalle classiche rotte turistiche, un piccolo paese a una decina di km da Modena, che custodisce grandi tesori, il suo nome è Nonantola. Un insolito viaggio che esprime la bellezza di un territorio poco conosciuto, capace di raffigurare un’architettura dell’antico e trasmettere scenografie di emozioni con i suoi palazzi storici, la sua abbazia, il suo museo e le sue ville d’epoca.

L’aria è fresca, siamo nel pieno dell’autunno e le chiome colorate degli alberi, ci accompagnano nella nostra visita. Per poter comprendere la storia di questo comune, dobbiamo addentrarci nelle vie del centro. Il centro storico si presenta come un dipinto. Il nostro sguardo viene catturato da un bellissimo palazzo dalle linee sette-ottocentesche: la Residenza Nuova della Partecipanza Agraria di Nonantola, sede del Comune fino al 1898.

Percorriamo la strada principale del centro storico, Via Roma, dove possiamo osservare alcuni palazzi di bella fattura tra cui spicca Palazzo Previdi. Siamo nel cuore del borgo, nella piazza Caduti Partigiani, dove sorge il complesso dell’antico monastero che testimonia, l’articolata struttura dei centri monastici. L’elemento centrale è l’Abbazia di San Silvestro, uno dei più significativi esempi d’arte romanica del Nord Italia insieme al Duomo di Modena.

Il suo splendore risiede anche nelle sue enormi dimensioni, nella sua serenità incolore e nella sua austerità.

Una struttura imponente suddivisa in tre navate che incanta per la sua maestosità. La chiesa abbaziale nel passato rappresentava il cuore religioso e centro culturale dell’Europa medievale. Proprio così, in un piccolo paese di provincia immerso nella Pianura Padana, si possono ammirare 1300 anni di storia e di arte, un patrimonio emblema di epoche passate.

Fin dalla sua edificazione e fino al periodo della nascita dei Comuni, l’Abbazia ha goduto del favore degli imperatori, in particolare durante il regno di Carlo Magno e dei Carolingi. All’esterno la facciata è dominata dal protiro, retto da due colonne su leoni stilofori, e fa da cornice allo splendido portale di Wiligelmo. Una volta varcato il portale veniamo sopraffatti da quel senso di sospensione, di vastità che l’abbazia ha il potere di emanare. Rimaniamo colpiti dall’interno, che si manifesta solenne e austero nella sua semplicità, ritmato dai possenti pilastri che convergono verso l’altare maggiore (XVI secolo) dedicato a San Silvestro. Fermati, rifletti e ammira è così che questa antica abbazia continua a suggerirci e ad esortarci.

Il suo splendore risiede anche nelle sue enormi dimensioni, nella sua serenità incolore e nella sua austerità.

La chiesa è stata luogo di pellegrinaggi, essendo uno dei maggiori centri monastici d’Europa e custode di reliquie fondamentali per l’ecumene cristiano, come l’Insigne Reliquia della Santa Croce, e quelle di sette santi: i Papi Silvestro I e Adriano III, l’abate fondatore Sant’Anselmo, i martiri Senesio e Teopompo e le vergini Anseride e Fosca. La forte presenza spirituale sembra dilatarsi e avvolgerci sotto questo enorme tetto, ma l’Abbazia è nota anche per aver dato un’impronta indelebile all’organizzazione sociale e culturale dell’epoca.

Ci lasciamo guidare dal nostro stupore e giungiamo alla cripta, dove le sue 64 colonnine di pietra antica sembrano levigate dall’intensità del trascorrere dei secoli. Le luci e le ombre cambiano quasi fosse viva e qui la voce dell’abbazia si fa potente e regale. Non c’è un solo centimetro di queste mura che non ci parli dei suoi tempi gloriosi.

Un viaggio dell’anima che si conclude con la visita al Museo Benedettino inaugurato nel 2000 durante il Grande Giubileo. Questo è un luogo unico al mondo per la presenza di opere d’arte di fama internazionale. Il suo fulcro è rappresentato dalla sala della Reliquia della Santa Croce (X sec.), una dei maggiori frammenti del legno della croce di Cristo riconosciuti dalla Cristianità, che insieme ad altre opere straordinarie, contornate da un suggestivo allestimento, danno vita alla sezione del Tesoro Abbaziale:  il Braccio reliquiario di San Silvestro I Papa (1372), la stauroteca a doppia traversa con Costantino ed Elena (XI-XII sec.), la cassetta reliquiario argentea contenente le calotte craniche dei martiri Senesio e Teopompo (XII sec.), la cassettina in avorio (XII sec.), e i rarissimi sciamiti bizantini ritrovati fortuitamente nel 2002 in una nicchia nel muro dell’Abbazia (IX-X sec.), considerati dagli storici dell’arte una delle rarissime testimonianze tessili superstiti al mondo.

L’immenso patrimonio storico-culturale prosegue negli splendidi codici medievali provenienti dallo scriptorium monastico: l’Evangelario di Matilde di Canossa (XI sec.), il Graduale o Cantatorio, antico codice musicale contenente le melodie gregoriane (XI sec.) e l’Acta Sanctorum (XII sec.).

Un’ampia sezione è infine dedicata alle pergamene dell’Archivio storico Abbaziale, il più ricco di pergamene dopo quello vaticano. Qui troviamo il diploma con il monogramma di Carlo Magno, di Ludovico il Pio, di Carlomanno, di Carlo il Grosso, di Lotario, di Ottone I e diverse pergamene come quella siglata da Matilde di Canossa, da Federico Barbarossa, e dall’Abate nonantolano Gotescalco che ha dato origine alla Partecipanza Agraria.

Il nostro viaggio è giunto al termine. Ogni momento vissuto in questo borgo di pianura è stato un’esperienza preziosa. Un microcosmo infinito che abbiamo catturato nella nostra mente, come un obiettivo fotografico, dove la semplicità del vivere quotidiano s’incontra con la magnificenza dell’arte e della storia d’Italia.

Città e Paesaggi, Storia e Territorio

Viaggi d’estate a Lizzano in Belvedere

E’ una calda estate, una di quelle in cui si sente il bisogno di lasciare l’afa della città per trovare un po’ di refrigerio verso la montagna. La nostra si prospettava essere una gita di qualche giorno, un breve soggiorno che si organizza guardando su internet luogo e località da scegliere, in cui trascorrere un po’ del nostro tempo. L’istinto, questa volta ci ha portato a Lizzano in Belvedere, un piccolo paesino montano nell’Appenino bolognese, all’interno del comprensorio del Parco Naturale del Corno alle Scale.

Tante volte avevo sentito parlare di Lizzano in Belvedere, di Vidiciatico e di Porretta Terme. Ricordo, come se fosse ieri, quando ai tempi degli studi a Bologna, correvo in stazione dei treni per rientrare a casa dopo la giornata trascorsa all’università e vedevo puntualmente sul piazzale ovest della stazione il treno per Porretta Terme. Non so per quale motivo la mia mente cominciava a fantasticare su quel luogo, forse per il suo nome o forse perché ne avevo sentito parlare in famiglia, ma mai avevo avuto l’occasione di vedere con i miei occhi quella parte d’Emilia.

Il nostro viaggio alla scoperta della provincia montana di Bologna aveva avuto inizio proprio da quell’evocazione che era rimasta nella mia mente. Volevo scoprire quell’area a me sconosciuta e questa volta avevo deciso di prendere con noi anche le due cagnoline Vicky e Happy, che non appena salite in auto negli appositi trasportini, hanno compreso che qualche cosa di diverso le stava aspettando. Siamo partiti in tarda mattinata e anche se il weekend si preannunciava da bollino rosso per le arterie autostradali, noi abbiamo incontrato poche auto sulla statale che da Modena ci ha portato a Lizzano in Belvedere. Questa quiete ci ha permesso di poter osservare come il panorama stava cambiando di fronte ai nostri occhi, ma mano che salivamo verso il Parco del Corno alle Scale.

Le montagne si presentavano di un verde intenso, lussureggiante, dove il bosco di alberi ad alto fusto non lasciavano spazio ai calanchi. Il sole splendeva alto e invogliava ancora di più la scoperta di questo territorio che racchiude paesini montani di straordinaria bellezza.

Un racconto a cielo aperto fatto da chiesette con i loro campanili dall’architettura tipica del posto e da piccole borgate dalle case di pietra dove al passaggio si sente il profumo della legna che arde e i sapori di una volta.

Dopo circa un’oretta di auto siamo giunti a destinazione. Ecco, mi son detta tra me e me, sei arrivata a Lizzano in Belvedere!

Ad una prima occhiata, il paese mi era apparso quasi come familiare, il mio sguardo veniva catturato dalle case dislocate sul ciglio della strada principale. Le osservavo per coglierne le decorazioni floreali e l’architettura. Ora non dovevamo fare altro che arrivare all’albergo presso il quale avevamo deciso di soggiornare.
Avevamo scelto l’albergo Il Fondaccio, ci aveva colpito per la sua atmosfera calda e raffinata. Un albergo come quelli di una volta, dove il soffitto è in legno, a terra c’è il cotto e le finestre sono ampie e luminose, i cui scuri in legno verde, ricordano le vecchie case di campagna.

Una volta giunti in albergo, ci siamo resi conto che la scelta non poteva essere più azzeccata.

Una signora dall’accento bolognese ci ha accolto con grande cordialità e ci ha mostrato la nostra dimora per il soggiorno. Si trattava di una dependance, una piccola casetta in sasso, con un giardino e un meraviglioso terrazzamento sulla vallata. Non potevamo credere ai nostri occhi. Avevamo in fronte a noi uno spettacolo unico, capace di farci sognare ad occhi aperti e tutt’intorno c’era il silenzio. All’interno la casetta si presentava particolarmente accogliente per il suo animo agreste. Travi in legno e antiche tavelle a soffitto, mentre il cotto dei pavimenti mi faceva tornare alla mente la vecchia casa di campagna di Levizzano, dove ogni anno andavo a trascorrere i mesi estivi con la mia famiglia. Ma le sorprese non erano terminate perché all’interno della stanza regnava un bel camino, davanti al quale si trovavano due comode poltrone. Certo noi non avremmo mai acceso il fuoco, non ce n’era bisogno, essendo in agosto, ma la sua presenza rendeva la stanza ancora più originale e familiare.

Il nostro breve soggiorno si stava trasformando in un’esperienza memorabile, in cui si alternavano momenti di grande euforia a momenti di serenità.

Abbiamo trascorso pochi giorni in questa meravigliosa cornice dell’Appennino tra l’Emilia e la Toscana, ma ci siamo dati da fare per poter visitare i luoghi più caratteristici della zona a partire da Lizzano in Belvedere.

Lizzano era un paese molto importante negli anni passati, era considerato uno dei principali centri di villeggiatura dell’Appennino bolognese. Le cose sono cambiate nel tempo, oggi Lizzano si presenta come un luogo tranquillo, fatto dai suoi 2.250 abitanti e da turisti che cercano la tranquillità, la tradizione e la buona tavola, tra queste montagne e dedicarsi magari anche a lunghe camminate nei sentieri del Parco del Corno alle Scale o semplicemente rilassarsi, lasciandosi alle spalle il caos della vita cittadina.

Lizzano fa parte, come altri comuni, dell’Unione dell’Alto Reno che rappresenta un ente montano. Questi luoghi che sembrano essere così sconosciuti, sono al tempo stesso celebri per aver dato alla nascita il celebre scrittore e giornalista Enzo Biagi, originario di Pianaccio, un villaggio rurale che si trova a pochi km da Lizzano.

Le giornate sono trascorse via veloci e il tempo a disposizione ci ha permesso di visitare solo alcune delle attrazioni che avevamo scelto, tra cui Porretta Terme. La distanza da Lizzano è piuttosto breve, saranno all’incirca una 15ina di km. La strada è quella tipica di montagna, un vero spasso per chi piace guidare tra curve e tornanti, ma forse un po’ meno per chi preferisce le strade ampie di città.

La bellezza del paesaggio ci ha accompagnato insieme ai profumi di bosco e di erbe aromatiche, come la menta selvatica che rende l’aria particolarmente deliziosa.

Una volta giunti a Porretta Terme, abbiamo scelto il parcheggio che ci consentisse di poter lasciare l’auto senza limiti di tempo, perché non sapevamo quanto ci saremmo trattenuti.

Era domenica, la cittadina era in gran fervore, abbiamo notato una grande varietà di turisti che in quella mattina d’estate avevano deciso di visitare Porretta. Il centro storico con i suoi negozi e le sue vie tra antichi e nuovi edifici è sicuramente il cuore pulsante. In realtà c’era un altro aspetto che ci aveva colpito: i ponti sul fiume Reno e lo stesso fiume che scorre lungo la città e che è possibile costeggiare a piedi o in bicicletta. Per coloro che come noi sono piuttosto golosi, vi segnaliamo una piccolissima pasticceria di nome Corsini che si trova nel centro storico, dove potrete trovare la Tortina di Porretta. Un ricordo d’infanzia indelebile per tutti coloro che come me, non vedevano l’ora di fare merenda per poter mangiare questo dolce prelibato. Passeggiando tra le vie abbiamo trovato proprio il creatore della tortina,  è qui che è nato il dolce che ha fatto sognare migliaia di bambini.

I raggi del sole si facevano sempre più caldi, l’orologio segnava oramai le 12.00 e il brontolio allo stomaco, ci avvertiva che l’ora del pranzo era giunta.

Decidiamo di lasciare Porretta Terme e di dirigerci verso un’altra località, magari dove poter mangiare i nostri panini imbottiti con del buonissimo Prosciutto di Parma e Mortadella di Bologna. Un profumo da vera quolina usciva dalla nostra borsina per il picnic. Riprendiamo l’auto e ci rimettiamo in moto alla scoperta del Lago di Suviana. Un lago dai colori che vanno dal verde acqua al verde intenso, come proprio i laghi di alta montagna, circondato da una costa che in alcuni tratti permette anche la possibilità di scendere con le canoe. Tutt’intorno regnano alti alberi, meravigliosi abeti dai folti rami che rendono l’atmosfera ancora più surreale.

Qui è possibile prendere anche a noleggio lettini o fare una grigliata con gli amici o la famiglia nelle aree attrezzate che si trovano disseminate nella grande pineta. Finalmente troviamo il posto che fa al caso nostro in riva al lago e ci assaporiamo i nostri panini squisiti, fatti come una volta.
Rimaniamo qui seduti a contemplare il paesaggio davanti ai nostri occhi, per poterlo vivere e rivivere ogni volta che vorremo nei ricordi della nostra mente.

Ciao Lizzano, a presto.

Città e Paesaggi, Storia e Territorio

La Cavallerizza Ducale, un’opera d’arte

Copia di IMG0010

È una mattina di primavera, una di quelle giornate in cui l’aria profuma di erba appena tagliata e sugli alberi cominciano ad intravedersi i primi fiori, quasi ad annunciare la fine dell’inverno e l’arrivo della bella stagione. Il nostro racconto ci porta tra le vie caratteristiche del centro storico di Sassuolo, una piccola città a cavallo tra la provincia di Modena e Reggio Emilia, che ha saputo conquistare una posizione di rilievo nel mondo, per il suo famoso distretto industriale legato alla produzione di piastrelle di ceramica. Tuttavia Sassuolo raccoglie sul suo territorio, non solo la tradizione manifatturiera, divenuta sinonimo di innovazione e alta tecnologia, ma porta con sé un importante patrimonio storico fatto di palazzi, giardini e dimore appartenuti ad epoche passate.

Copia di IMG0007

Il tempo trascorre inesorabile, ma questi luoghi rimangono lì di fronte a noi, a testimonianza di un trascorso che oggi rivive nel suo splendore grazie all’amore della sua gente come la Cavallerizza Ducale, che ci appare quasi come d’incanto nel cuore della città a pochi metri dal maestoso Palazzo Ducale. Un’ opera straordinaria, che ci ammalia per il suo fascino e per la sua architettura sapientemente recuperata, dove lo spirito del passato convive con il moderno.
Decidiamo di entrare al suo interno, per scoprirne l’animo più segreto. Un viaggio che ci riporta ai tempi del Ducato degli Estensi quando governavano in questo lembo d’Emilia. La Cavellerizza Ducale è infatti stata realizzata fra il 1781 e il 1788 su volere del duca Ercole Rinaldo III per rimediare alle carenze di stalle e di alloggi per i Dragoni Ducali che seguivano la Corte Estense nel trasferimento alla reggia di Sassuolo. Questo edificio faceva parte della “Delizia Estense” insieme al Palazzo Ducale di Sassuolo e alle strutture circostanti, che rappresentavano la residenza estiva.

Dal punto di vista architettonico, la Cavallerizza si presenta conun’imponente copertura lignea a due falde sostenuta da 23 capriate, mentre sulla facciata nord sono presenti graffiti che facevano da quinta prospettica alla vista dal Palazzo Ducale della “Peschiera”, un’opera straordinaria e suggestiva per la sua identità. Un tempo era il “Teatro delle fontane”, dove si rincorrevano fino alla grande vasca dei pesci (la Peschiera) meravigliosi giochi d’acqua per il piacere della Corte e dei suoi ospiti, che si aggiravano sbalorditi fra le quinte rivestite di tufo e conchiglie, mentre sul fondale scenico si poteva vedere la “montagna estense”, da cui zampillavano le fontane e sulla cui vetta si trovava e si trova tutt’ora, l’Aquila Estense. Un simbolo nobile e di grande valore che identificava lo stemma del Ducato.

La storia della Cavallerizza purtroppo non è stata sempre gloriosa, poiché negli anni è caduta in uno stato di abbandono e degrado. Ora questa meravigliosa opera architettonica è tornata a nuova vita e oltre ad avere una funzione culturale e sociale, è divenuta sede elegante ed originale dello Studio Pincelli & Associati, che insieme all’Ing. Stefani, Presidente del Gruppo System, azienda di automazioni industriali, sono stati i protagonisti di questo ambizioso recupero iniziato nel 1991 e terminato nel 1998. Dietro a questa ristrutturazione, si cela una storia di passione e di amore verso Sassuolo. Un atto di rispetto e di grande attaccamento verso questa terra che occupa un posto importante nel cuore dei suoi benefattori, che attraverso il recupero della tenuta, hanno voluto, ridare dignità e magnificenza ad uno dei luoghi più suggestivi della città. Il restauro architettonico della Cavallerizza Ducale nasconde un aspetto di grande importanza: la volontà non solo di ripristinare vecchie mura e mattoni per una questione di decoro, ma il desiderio di ridare all’edificio la sua valenza sociale, diventando un riferimento nella vita degli abitanti di Sassuolo. La funzionalità che ha riacquistato l’opera la rendono parte integrante della scena cittadina in cui confrontarsi e riconoscersi.

Vorremmo che il nostro viaggio non finisse mai. Un po’ come quando voltiamo l’ultima pagina di un bel libro che ci ha appassionato ed accompagnato nella nostra avventura, allo stesso modo stanza dopo stanza, arriviamo al termine della nostra visita. Ci soffermiamo davanti alla Peschiera, vogliamo imprimere nella nostra mente questa straordinaria opera d’arte a cielo aperto che ci circonda con la sua storia, la sua natura e la sua cultura. La osserviamo attentamente perché vogliamo rivivere quell’epoca lontana e recuperare i segni del passato per accostarli al presente.
La Cavallerizza Ducale è un esempio emblematico di recupero architettonico, che racchiude in sé il moderno e l’antico. Una forma d’arte sublime che esprime la cultura del suo popolo e alla sua nuova identità di luogo vivo e funzionale.

Il sole splende alto nel cielo, ormai è l’ora di pranzo, le viuzze del centro, prima animate da un via e vai allegro, ora ci appaiono silenziose. È giunto il momento di incamminarci verso casa, con la consapevolezza di portare con noi il ricordo di un’esperienza a spasso nella storia, ma senza macchina del tempo, perché i ricordi ci portano nel passato e i sogni ci proiettano nel futuro.

Foto: Matteo Piazza

Arte, Città e Paesaggi, Cultura

Il profumo dei ricordi

Ricordi d’infanzia si trasformano come per incanto in musa ispiratrice, in un mondo da raccontare attraverso il quinto senso: l’olfatto. Così nasce la storia dei profumi di Terra Moderna 1955 di Daniele Cappello Riguzzi. Una storia che parte da lontano e che trova le sue origini in Emilia, nelle colline alle porte di Modena, più precisamente Castelvetro, quel piccolo borgo fatto di una manciata di case che si sviluppa tra le colline del Lambrusco. I profumi di Terra Moderna, raccontano attraverso le loro fragranze momenti che appartengono all’immaginario collettivo, memorie legate ad un territorio specifico come Rosso Zocca, Azzurro Adriatico, oppure la tradizione legata al processo produttivo del Lambrusco come Vinaccia Lambrusco.

L’eredità del vissuto si trasforma e diventa una fragranza che il suo creatore ha voluto racchiudere in pregiati profumazioni. La collezione è fatta da un numero limitato di riproduzioni ed è in continua evoluzione. Le emozioni che scaturiscono alla vista di un paesaggio, i sentimenti che riaffiorano alla mente sentendo un odore sono un’identità viva ed infinita che porta con sé una grande passione e arte della profumeria. La semplicità di indossare profumazioni così ricche di significato racchiude una profonda eleganza, ed è anche per questo che Daniele distribuisce i suoi profumi attraverso una selezione curata di punti vendita, che possano raccontare essi stessi la magia che si nasconde dietro a questo progetto imprenditoriale, che ha raccolto l’entusiasmo e la curiosità di un pubblico internazionale.

Una passione portata avanti con tenacia e che ha richiesto anche scelte di vita e cambiamenti da parte del suo creatore, il quale dopo aver lavorato per diversi anni come professionista in aziende di fama internazionale,  a 50 anni ha deciso di dare una svolta e di cambiare direzione, facendosi guidare dall’istinto e dallo spirito originale che lo contraddistingue.

TerraModerna nasce in Emilia, come a celebrare un legame indissolubile tra il suo fondatore e i luoghi della sua infanzia, dove il più umile degli odori può dare vita a ricordi legati al territorio. Daniele racchiude quell’emozioni  nei suoi profumi e attraverso la loro alchimia ci racconta la sua storia.

Foto:www.terramoderna55.com

Tempo libero

Canto di Natale sulla Via Emilia

I will honor Christmas in my heart, and try to keep it all the year” Charles Dickens

Così scrisse Charles Dickens ne “Il Canto di Natale”, un’opera straordinaria che ci ha fatto sognare e che ci ha ammaliato ed incantato con i suoi dialoghi e i suoi personaggi. Un capolavoro della letteratura che ogni anno prima di Natale leggiamo o rivediamo, quasi come se volessimo fermare il tempo e ritornare bambini per rivivere l’entusiasmo e le sensazioni di allora. Questa meravigliosa storia ci accompagna in questo nuovo capitolo, dedicato ai mercatini di Natale sulla Via Emilia, dove passato, presente e futuro si raccontano per le strade dei centri storici delle città o di piccoli borghi dell’entroterra. Il nostro racconto inizia dalla parte alta dell’Emilia, nella zona di Piacenza, dove scorre il grande fiume e dove si alternano paesaggi collinari ad ampie pianure.

Foto crediti: Sito Natale a Grazzano

A qualche chilometro dalla cittadina emiliana si trova un piccolo borgo di grande rilevanza turistica, il borgo di Grazzano Visconti. Un luogo che lascia stupiti gli adulti così come i bambini. Una ricostruzione di un paese medievale che rivive con le sue tradizioni di un tempo nel XXI secolo. Non a caso viene definito: “Paese irreale nella realtà” e rappresenta il più forte richiamo turistico della provincia di Piacenza. Nel borgo si continua a lavorare il legno, il ferro e la ceramica secondo gli insegnamenti della cultura e della didattica non scritta, ma tramandata o meglio sussurrata, da padre a figlio. L’amore per l’artigianato creativo qui è ancora sovrano, mentre la borgata è protetta dell’azione del tempo, con stile e passione, dagli attuali proprietari nipoti del duca Giuseppe Visconti di Modrone.

In questo angolo d’Emilia si svolge un mercatino di Natale che raccoglie visitatori da tutta Italia e non solo. I banchi riprendono l’artigianalità e il saper fare di creativi e artisti che con orgoglio mostrano i loro manufatti realizzati per celebrare il Natale. L’atmosfera è surreale e i profumi del Natale e dell’inverno avvolgono il borgo. Grazzano Visconti si mostra nella sua bellezza. Un’immagine suggestiva arricchita dalle note musicali dei canti di Natale che vengono trasmessi all’interno del villaggio con il suo parco circostante, caratterizzato da un’ampia varietà vegetativa che al cambio di stagione regala uno spettacolo naturale.

Il mercatino di Grazzano Visconti apre le sue porte il 6 dicembre fino al 6 gennaio. Giochi, presepi e decorazioni natalizie sono il cuore di questa manifestazione, giunta alla sua seconda edizione. L’ingresso è gratuito!

Ora scendiamo verso l’asse della strada maestra che ci conduce a Fidenza, nel cuore delle Terre Verdiane. Questa cittadina che si trova a metà strada tra Piacenza e Parma, vanta un capolavoro dell’architettura romanico-padana, il Duomo, che risale alla fine del XI e l’inizio del XII secolo ed è considerato un tempio romeo per eccellenza. Ogni anno tra le strade del centro storico della cittadina ha luogo un mercatino natalizio delle arti e dei mestieri, dove l’artigianato fa’ da padrone.

Da Fidenza ci spostiamo verso la città del buon cibo e della musica per eccellenza: Parma. La sua eleganza, i suoi monumenti storici e i suoi palazzi sontuosi ci accolgono nelle vie del centro e ci aprono la strada a botteghe di un tempo, affiancate da meravigliose boutique di pregio. Parma è una città viva e accogliente, il mercatino di Natale in Piazza Ghiaia è una tradizione che non può mancare!

Un luogo simbolo per la città, nel passato così come nel presente, l’anima del commercio e degli scambi, che è stata recentemente rimodernata con importanti lavori di riqualifica che hanno portato alla luce la nuova architettura di Piazza Ghiaia tra il 2010 e il 2012.

Crediti foto IAT Parma

Sul finire del mese di novembre e per il mese di dicembre, questo luogo raccoglie intorno a sé oltre 60 espositori che propongono i loro capolavori di artigianato artistico, oggetti e mobili d’antiquariato e leccornie tipiche di stagione, come fumanti caldarroste, profumati croccanti o prodotti tipici della tradizione, da assaporare mentre ci si addentra tra i banchi colorati adornati a festa. L’evento è gratuito e si svolge dalle 9.00 alle 7.00 di sera (6/7/8/13 dicembre). Per la giornata di Santa Lucia, il 13 dicembre il programma si arricchisce di un bellissimo villaggio dei mestieri antichi e contadini. Un’occasione per vedere all’opera mani sapienti che mostrano come si faceva un tempo il burro, oppure come si lavavano i panni con la cenere e come le “rezdore” vestite con i loro abiti tradizionali preparano per la gioia dei buongustai i piatti tipici del Natale come i cappelletti e il tortél dóls di Colorno.

Una manifestazione che mostra Parma nella sua veste natalizia più gioiosa che saprà regalarci momenti magici ed indimenticabili.

Città e Paesaggi, L'arte dell'abitare

Fascino rurale

Nel nostro peregrinare alla ricerca di luoghi, persone e tradizioni da raccontare, ci siamo imbattuti in un podere che sconfina dal territorio d’Emilia. Siamo nella vicina e splendida Toscana, più precisamente nella campagna di Siena. Qui si trovano racchiusi quei paesaggi tanto celebri e famosi che ci capita anche di vedere nei film stranieri ambientati in Italia. La Toscana, la terra dalle ampie e dolci colline, in cui regnano filari di cipressi con la loro maestosa eleganza. Un paesaggio che vederlo dal vivo dona un’infintà di emozioni e lascia i nostri occhi ammaliati da tanta sublime bellezza.


In questo angolo di Toscana, c’è un po’ di Emilia. Abbiamo scoperto nel nostro viaggio che uno studio di giovani architetti di Bologna, dal nome Ciclostile, ha dato una seconda vita, ad un vecchio casolare di campagna proprio nel cuore delle Crete Senesi. Il casolare si chiama Podere Navigliano e desideriamo raccontarvelo.
Podere Navigliano si caratterizza per  la  sua magnificenza rurale e per la sua struttura architettonica, che riprende le vecchie case contadine di un tempo. Qui a Podere Navigliano la storia è stata reinventata seguendo uno stile che richiama la natura con un occhio alla contemporaneità.  I tre giovani architetti Giacomo, Gaia e Alessandro attraverso il loro linguaggio e la loro arte hanno conferito una nuova identità al vecchio casolare, trasformandolo in una residenza elegante e raffinata, senza mai abbandonare la tradizione che si respira in ogni stanza.

Un progetto che ci ha affascinato per lo stile semplice ed essenziale, capace di lasciare ampio spazio all’anima del podere che si sviluppa su una superficie di 600 mq ed è composto da tre piani. Il piano terra, un tempo adibito a stalla e a ricovero per gli attrezzi, ora ospita un’area benessere dove è stata ricavata una vera e propria SPA, una lavanderia, una taverna e un garage. La zona giorno è stata ricavata al primo piano, dove è possibile ammirare la vallata a sud, mentre due suite sono state realizzate con vista sul giardino interno, per godere  di una maggiore intimità. Le due torrette della residenza ospitano le stanze di maggior pregio.


L’attenzione ai dettagli è studiata con cura, specialmente nella scelta dei materiali che diventano essi stessi elemento decorativo ed originale. Come i pavimenti che non sono mere superfici calpestabili ma riflettono la filosofia dell’intervento. I materiali si alternano, dalle resine scelte per il piano terra, al cotto dalle diverse tonalità della zona giorno. Un gioco di colori e di cromie che donano una forte identità al podere.


Il legno, il cotto e l’acciaio sono gli elementi prediletti, che Ciclostile ha voluto utilizzare per esprimere al meglio l’identità di questo antico casolare, seguendo il principio dello “smallness”, vale a dire l’idea di ottimizzare i costi sociali ed economici del design attraverso l’uso creativo ed innovativo delle risorse. I materiali diventano essi stessi attori del processo, così come le tecnologie, le risorse economiche e il tempo dedicato all’opera. Da questa filosofia prende vita Podere Navigliano, con le sue assi di legno recuperate e assemblate in un pattern variegato e disomogeneo.


L’acciaio riveste grande importanza in questo progetto, da elemento strutturale è stato portato ad elemento di finitura protagonista dello spazio interno. La scala in corten, il camino bifacciale e le cerchiature testimoniano l’intervento sull’esistente non cercando di nasconderne le cicatrici ma elevandole ad elemento caratterizzante.


Le stanze sono ampie e luminose per le ampie vetrate che ripercorrono in tutta la dimora e le pareti, rifinite con calce naturale con un andamento irregolare, sottolineano la bellezza e il colore della calce, diventando esse stesse un’opera decorativa. Tutte le facciate del casolare sono state trattate e restaurate con la stessa calce e riprendono l’estetica propria del luogo ad eccezione della facciata dell’ingresso principale che per motivi strutturali è stata ricostruita.

Podere Navigliano, una dimora dal fascino rurale nel cuore della campagna toscana, dove il tempo sembra essersi fermato. Un intervento di ristrutturazione che lo studio di giovani architetti di Bologna ha riportato a nuova vita conferendo una forma artistica in perfetta sintonia con la tradizione e la contemporaneità allo stesso tempo, per un’opera originale ed unica nel suo genere.

Ciclostile
Ciclostile Architettura nasce a Bologna nel 2009 come gruppo di lavoro dalla collaborazione tra
Giacomo Beccari (1982), Gaia Calamosca (1981) e Alessandro Miti (1981) e si struttura stabilmente nel 2012.
Ciclostile Architettura opera nei campi di architettura, urbanistica, ricerca e sviluppo attraverso progetti a scale differenti riservando particolare attenzione a progettazione partecipata, spazio pubblico e recupero edilizio.

Foto di Fabio Mantovani.
Città e Paesaggi, Storia e Territorio

Sinfonia d’Autunno

Colline d'autunno

Come può una stagione raccogliere nei suoi colori e nei suoi profumi inconfondibili stati d’animo ed emozioni così forti ed intensi da lasciarci sorprendere ogni volta che il calendario scorre al mese di ottobre? L’autunno è arrivato e una piacevole sensazione ci accompagna, così come la voglia di scoprire paesaggi inediti e piccoli tesori nascosti, ci rende felici e temerari. Scorci, viste panoramiche oppure semplici angoli tra le vie di città, in autunno si trasformano in luoghi da ammirare per la loro intensità di colori. Dal rosso intenso al giallo ocra, un arcobaleno di tonalità calde ci appare davanti ai nostri occhi e noi rimaniamo ammaliati dalla bellezza della natura intorno a noi.

E’ una giornata di tiepido sole autunnale, pervasa dai profumi di legna arsa al fuoco per i camini accesi all’interno delle dimore che circondano il castello. Siamo a Levizzano Rangone, un piccolo borgo a pochi chilometri dalla città di Modena e ad una manciata di minuti dalla famosa Maranello, la patria della Ferrari.

Castello Levizzano
Tutt’intorno si estendono dolci colline colme di vigneti, dai mille colori dell’autunno. Il silenzio viene interrotto dal cinguettio degli uccellini che felici volano tra i chicchi d’uva bruna caduti a terra dopo la raccolta. Il tempo della vendemmia ormai è concluso, i grappoli d’uva sono stati raccolti e le aziende agricole intorno al villaggio si danno un gran da fare per dare vita al Lambrusco, il vino che regna sovrano in questa terra d’Emilia nel comune di Castelvetro di Modena.

Grappoli d'uva

La nostra gita fuori porta ci ha portato in questo luogo che sembra essere uscito da un libro di racconti per bambini per la bellezza, che esprime e per la sua perfezione. Saliamo al castello di Levizzano e ammiriamo le mura imponenti e la sua architettura che risale al XII secolo, anni in cui si iniziò la costruzione. La Torre Matildica svetta alta nel cielo d’autunno e insieme al maniero rappresentano i simboli di Levizzano Rangone. Il centro storico è fatto da un piccolo agglomerato di case di un tempo, ristrutturate con sapienza e meticolosità che raccontano storie di vita fatte di semplici cose.

Vigneto autunnale
Per un attimo chiudiamo gli occhi e godiamo di questa atmosfera surreale con i suoi profumi autunnali che rendono la nostra permanenza un momento memorabile. Decidiamo di fermarci per un pasto frugale in una delle trattorie che si trovano lungo la strada che da Levizzano porta a Puianello. Ci accoglie un’atmosfera familiare e piatti tipici della tradizione, fatti a mano dalle signore in cucina che orgogliose indossano il loro grembiule bianco come le nostre nonne. Gnocco fritto accompagnato da un abbondante e prelibato tagliere di salumi e Parmigiano Reggiano sono un piccolo antipasto. Scegliamo poi di assaggiare i tortelloni di ricotta e spinaci e tortelloni di zucca che ci deliziano il palato. Sapori a noi cari, perché nati e cresciuti in Emilia e che ci riportano alla mente ricordi d’infanzia, quando impazienti alla domenica attendavamo la chiamata a tavola, sempre imbandita di ogni leccornia. Un buon bicchiere di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro accompagna il pasto. Non è difficile trovare piccoli ristoranti dal carattere rustico e familiare in queste zone.

Dopo la sosta per il pranzo, continuiamo il viaggio a bordo della nostra Harley Davidson, per cogliere a pieno i profumi di ottobre. Il sole illumina con i suoi raggi lievi le colline di vigneti che circondano Levizzano, un fascino intatto, uno spettacolo sorprendente, che si apre davanti ai nostri occhi. Ci soffermiamo a scattare qualche foto e riprendiamo la strada che porta a Puianello, fatta di tornanti e vedute mozzafiato. A destra e a sinistra vediamo i calanchi, un fenomeno geomorfologico erosivo provocato dall’acqua su terreni argillosi, che scolpiscono e modellano il territorio, rendendolo un paesaggio a tratti lunare. Dopo aver percorso qualche kilometro sulla strada provinciale, arriviamo al Santuario della Beata Vergine della Salute che sorge sul colle di Puianello, nel Comune di Castelvetro a 475 metri sul livello del mare. Una terrazza sulla Pianura Padana si apre dinanzi a noi, dalla quale è possibile ammirare un panorama che spazia fino alle Alpi. Il Santuario venne costruito nel XVII secolo per volontà del conte Ugo Rangoni come ringraziamento alla scampata peste. Allora il Santuario era una cappella dedicata  alla Madonna della Salute. Con il passare degli anni quel piccolo oratorio andò in rovina e la contessa Teresa Rangoni nel 1716 diede avvio alla costruzione dell’attuale Santuario, che fu inaugurato nel 1721 a cinque anni dalla posa della prima pietra.

Rimaniamo seduti all’interno della cappella ancora qualche minuto con il naso all’insù, per cogliere ogni dettaglio costruttivo del Santuario, mentre fuori il sole comincia a fare capolino dietro alle colline variopinte. È giunta l’ora di fare ritorno verso casa e di raccogliere le emozioni di questa domenica d’autunno che porteremo con noi come un ricordo indelebile.