Storia e Territorio

Palazzo Ducale, alla corte degli Estensi

Copia di Schermata 2018-08-06 alle 08.35.21

Ci sono osservatori privilegiati che ci regalano luoghi inaspettati dalla bellezza nobile e sontuosa che mai avremmo creduto di trovare specialmente in una cittadina nota al mondo per il suo distretto industriale dedicato alla produzione di piastrelle di ceramica. Siamo a Sassuolo, nella terra che giace tra la pianura e i primi dolci pendii dell’Appennino modenese.

Lawrence Beck

Foto di Lawrence Beck

Quello che una volta era un “paesone dai tetti rossi” dalla forte vocazione agricola, oggi appare costellato da grandi aziende dai nomi altisonanti che hanno saputo creare in questo lembo di provincia modenese un vero e proprio regno di tecnologia legato ai materiali ceramici e alle automazioni industriali.

La forte impronta avveniristica non ha tuttavia cancellato, la storia gloriosa di questa cittadina, che troviamo ben custodita all’interno del suo centro storico. L’osservatorio di cui vi parlavamo all’inizio e di cui noi locali andiamo molto fieri è il maestoso Palazzo Ducale che vedrete sorgere in tutta la sua imponenza appena arriverete nel centro città, più precisamente a Piazza Martiri angolo Via Rocca.

IMG_0144

Davanti a voi si aprirà una strada ampia fatta di ciotoli che vi porterà all’ingresso del nobile edificio.

Dovete sapere che quello che oggi noi vediamo è l’evoluzione architettonica di un luogo che nel suo passato ha avuto diverse trasformazioni d’uso. Il suo aspetto attuale prende forma per volere del duca Francesco I d’Este, che nel 1634 incarica l’architetto Bartolomeo Avanzini di trasformare l’antico castello di famiglia in una moderna residenza extraurbana per la corte.

Copia di Schermata 2018-08-06 alle 08.35.43

 

Una volta salito lo scalone d’ingresso che vi condurrà alle stanze del Palazzo, sarete accolti da pitture murali, decorazioni a stucco, e sculture che vi sapranno emozionare a tal punto da non pensare che mai avreste pensato di trovare tesori di tale bellezza artistica. Ogni angolo è decorato con maestria e dedizione da parte degli artisti di un tempo, che hanno contribuito a rendere il Palazzo Ducale una residenza che richiama ambienti dal carattere teatrale. Vedrete ampie sale dove il vostro sguardo sarà catturato dal trompe l’oeil di porte e finestre, oppure finte terrazze e balaustre colme di cesti di frutta e variopinte ghirlande di fiori. La cultura artistica italiana di Pier Francesco e Carlo Cittadini la vedrete affiancata ad altrettante opere straordinarie create da Jean Boulanger. Sono presenti anche gli affrescatori bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.

IMG_4840

Vista la ricchezza storica e culturale del Palazzo, potrete decidere di programmare la vostra visita con una guida esperta oppure potrete decidere di lasciarvi trasportare da sentimenti non comuni, che questo maestoso edificio vi saprà far emergere.

IMG_5540

Una Delizia che per un certo periodo di tempo è rimasta nascosta, poco conosciuta anche a noi locali. Oggi essa vive e dialoga con il mondo contemporaneo. Ne sono una testimonianza anche le mostre che vengono allestite durante l’anno.

Lawerence Beck

Villa Della Porta Bozzolo I, 2011, Archival Inkjet Print, ed. of 5, 152.5 x 183 cm, Collezione privata, New York, Courtesy, The Artist and Sonnabend Gallery, NY

Fino al 17 settembre ad esempio potrete ammirare una straordinaria mostra fotografica di Lawrence Beck, dedicata ai più noti giardini italiani, immagini nelle quali l’autore mette l’accento sul rapporto delicato e prezioso tra architettura e paesaggio, tra natura e lavoro dell’uomo. La rassegna fotografica, curata da Martina Bagnoli, Direttrice delle Gallerie Estensi, ha come titolo Dialogo con l’Antico e non poteva essere accolto in luogo migliore, visto il richiamo costante che il Palazzo Ducale suscita tra interno ed esterno.

Città e Paesaggi

Il mondo piccolo della Bassa Emiliana

Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino. Nebbia densa e gelata l’opprime d’inverno, d’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera. Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun’altra parte“.

Così inizia il primo episodio del film Don Camillo. Un personaggio nato dalla penna di Giovannino Guareschi, uno straordinario scrittore che ha saputo mettere nero su bianco lo spirito della Bassa Emiliana. Lui nato proprio in quelle terre, a Fontanelle di Roccabianca (PR), ha rappresentato con sublime ironia ed eleganza le peripezie tra il parroco e il sindaco di questo mondo piccolo. Un mondo, che per chi non lo conosce, non è facile da penetrare e da cogliere. Sono luoghi dove l’acqua, il fiume, la pianura che si estende a perdita d’occhio, rappresentano i protagonisti di un’anima paesana che rende questa parte di Pianura Padana suggestiva e malinconica. Non importa sapere se parliamo della provincia modenese, reggiana, parmense o ferrarese, quando si tratta di Bassa è quella Emiliana, perché la sua identità non ha confini di provincia.

In questo racconto vorrei parlare dell’opera di Don Camillo, per chi come me, vede racchiusi in quei personaggi, ricordi e nostalgie accumulate nella propria mente. È incredibile come questi racconti, scritti sul finire degli anni 4o, riescano a riportarci verso le nostre radici, verso il sogno con cui sempre riviviamo l’appartenenza alla nostra terra.

Sentimenti che affiorano e che ci emozionano, episodio dopo episodio, nonostante la trasposizione cinematografica, sia filtrata dall’idea che il regista aveva della bassa. Brescello è il paese scelto da Julien Duvivier, poiché ben si adattava alle riprese.

In realtà la bassa è quel piccolo mondo, che racchiude il carattere di una comunità che nel mio caso, ho potuto assaporare e vivere fin da bambina, forse è per questo che sono così legata a questa melodia paesaggistica.

Ho potuto gustare la libertà girando per le strade bianche vicino alla casa di campagna dei miei zii, scoprendo che la vita del paese aveva il suo fulcro intorno alla piazza, circondata da piccole case dai colori pastello, mentre di sera dalla campagna circostante, si sprigionava un profumo di pomodori e anguria che qui trovavano il loro ambiente ideale.

Ricordo come l’orizzonte fosse senza fine e come d’estate una casa nella vastità della campagna, al tramonto potesse essere illuminata dai raggi, diventando come una stella nella penombra del campo di grano. Qui il cielo sembra grandissimo, forse è per questo che ogni volta che andavo a trovare i miei zii, provavo un tale senso di  tranquillità, che non ho mai vissuto altrove.

Provo gratitudine e anche un profondo orgoglio nel sapere che gli episodi di Don Camillo sono diventati un capolavoro letterario anche al di fuori dei confini nazionali.

Busseto (PR)

Era il 1948 quando è uscita la prima raccolta con il titolo Don Camillo e il libro ha avuto fin da subito un grande successo. È stato tradotto nelle principali lingue, ma non solo. Ha raggiunto anche i Paesi più insoliti come il Giappone, il Libano, la Grecia, la Turchia, la Svezia, l’Ucraina, gli Stati Uniti, così come è stato tradotto in bulgaro, russo, ucraino e vietnamita per emissioni radiofoniche ad opera della BBC. Sono state vendute circa 20 milioni di copie in tutto il mondo, oltre a diverse dediche che sono state fatte al personaggio Don Camillo, come ad esempio un lambrusco e un soprabito da donna.

Ma torniamo a quel piccolo mondo, dove il sole in estate picchia martellate sulla testa della gente e dove la nebbia densa e gelata lo avvolge d’inverno.

La bassa emiliana è come uno di quei luoghi che ricreiamo nella nostra mente attraverso ricordi ed emozioni, raggiungibile ogni volta col pensiero. Possiamo sentirne i profumi, il caldo afoso e la nebbia che scende d’inverno cancellando il paesaggio, mentre tutt’intorno è silenzio.

Ci sono un paio di frasi che mi hanno colpito particolarmente nel libro che racconta la vita di Guareschi attraverso la voce dei figli: “ Sempre mi sta nel cuore il mio paese”. “Mai dimenticherò quei luoghi cari dove trascorsi la mia più tenera età, i miei compagni, la casa abbandonata (…) il piccolo cimitero dove sono sepolti i miei nonni (…)”.

Frasi semplici che racchiudono un grande significato per chiunque di noi abbia nel suo immaginario i luoghi d’infanzia, quelli della spensieratezza e delle forti emozioni.

La Bassa, raccontata da Giovannino Guareschi in Don Camillo, si trasforma in una passeggiata nei ricordi, in cui emergono i particolari e le sfumature di un territorio dove il fiume (non importa quale esso sia), la vasta pianura argillosa, la nebbia fitta, il sole rovente, le strade strette dagli argini,  sono i protagonisti di scenari di vita di quel piccolo mondo emiliano che ci riporterà in quel passato che ci ha preparato per il nostro presente.

Città e Paesaggi

Roncole Verdi, un viaggio nel tempo

Casa Natale Giuseppe Verdi

E’ una domenica mattina di primavera. Il sole, con i suoi raggi, inizia a scaldare i paesaggi su cui sovrasta. Il cielo è di un azzurro particolarmente intenso e l’aria profuma di erba appena tagliata. Decidiamo di trascorrere una giornata alla scoperta di un altro scorcio d’Emilia. Non sappiamo quale sarà la nostra meta, quale sarà il punto d’arrivo, ma vogliamo assaporare il viaggio, facendoci guidare dall’istinto.

Il vagabondare è il sentimento che più ci rappresenta in questa giornata e che ci invita a scoprire un piccolo paese della bassa parmense: la terra natale di Giuseppe Verdi.
Siamo a Roncole di Busseto, quasi inaspettatamente. Quanti di voi lo conoscono? Noi, se non per il suo legame con il Grande Maestro Giuseppe Verdi, non l’avevamo mai visitato prima. Roncole Verdi è un piccolo paese della bassa parmense, a pochi chilometri dall’uscita di Fidenza (Autostrada A1).

Ci sono luoghi che hanno un fascino particolare e che ci ricordano sensazioni e stati d’animo che appartengono alle nostre radici. Ci guardiamo intorno e vediamo che il centro della scena si svolge in questo breve tratto di strada dove si trova la casa natale di Giuseppe Verdi.

Roncole Verdi

La piccola piazza, la chiesa con il suo campanile, il giardino di fronte alla parrocchia, il bar, il ristorante e la casa di Giovannino Guareschi, altro personaggio memorabile per i suoi racconti dedicati al “borgo” con i celebri personaggi di Don Camillo e Peppone, sono gli attori principali di questo paesino della bassa.

Giovannino Guareschi

Tornando alla casa natale di Giuseppe Verdi, ci appare come una semplice costruzione rurale, perfettamente intonacata all’esterno e con dettagli costruttivi e ornamentali in bella vista. La data di nascita è scolpita sulla facciata principale della casa, mentre sul lato sinistro si trova un vecchio pozzo e davanti una piccola corte dove è stato posizionato il busto del grande compositore. La casa è stata costruita nel XVIII secolo e venne affittata alla famiglia Verdi per la gestione di una osteria, alla quale vennero aggiunte una rivendita di generi alimentari, una stazione di posta, una cantina e una locanda.

Esterno Casa

Qui si respira l’amore per la musica per uno dei più celebri compositori mai esistiti. Entriamo per visitare la casa. Siamo veramente curiosi di sapere come vivevano in quegli anni e come il grande maestro ha trascorso la sua infanzia.

Veniamo accolti dal personale addetto che ci fornisce un iPad. Si proprio così, la tradizione si unisce alla tecnologia. La visita è anche virtuale, grazie ad un programma di simulazione possiamo rivivere con immagini, suoni e dialoghi la storia di Giuseppe Verdi, nel luogo in cui tutto ha avuto inizio: il 10 ottobre 1813. Il racconto multimediale viene affidato alla voce di un bambino, il giovane Verdi.

Giuseppe Verdi

Le stanze si alternano una dopo l’altra. Seguiamo il tragitto suggerito dall’iPad e ci soffermiamo con la mente a quegli anni. Vale sicuramente la pena di trattenersi nei diversi scenari di questa storia, lasciando che la nostra immaginazione ricrei fotogrammi della vita trascorsa da Verdi. L’osteria, la rivendita di Carlo Verdi, la camera da letto, lo studio con i libri contabili e la spinetta del Maestro.

Casa Natale Verdi

Ben  200 anni ci dividono da quella data impressa sul muro esterno e tante cose sono cambiate, apparentemente. E’ come se ci fosse un ponte invisibile, che tiene legato il passato al presente. Andare a Roncole e visitare la casa natale di Giuseppe Verdi è come un viaggio nel tempo. Un luogo che ha visto mutare il suo volto, ma nel mutamento ha saputo conservare la sua gloria.

 

Città e Paesaggi

Le luci del Natale

IMG_4063

Il Natale è ormai passato, anche quest’anno è giunto con la sua magia e atmosfere scintillanti. Attimi di gioia che se un tempo facevano la festa dei bambini, oggi quel sentimento rivive anche negli adulti. Io faccio parte di quei nostalgici che inizia a decorare la casa a festa appena sopraggiunge l’8 dicembre, come da tradizione e che rimane ammaliata dalla bellezza della città vestita a festa.

IMG_4057

Ci sono luoghi che ho visitato in quei giorni di Natale e di cui conservo un caldo ricordo. Dalla piazza di Castelvetro di Modena alla città di Modena, le scenografie natalizie fatto di luci scintillanti, di coreografie originali e accattivanti hanno saputo conquistare l’attenzione dei passanti.

Castelvetro di Modena

IMG_4069

Modena – Piazza XX Settembre

IMG_4071

IMG_4074

Sassuolo, un negozio di fiori.

IMG_4135

Modena, Piazza Grande

IMG_4192

Modena, le vie del centro al crepuscolo il giorno di Natale.

IMG_4196

Modena con la sua torre che appare alla fine della via. La Ghirlanda, il simbolo della città, svetta il pomeriggio di Natale al tramonto del sole.

IMG_4199

Modena, Piazza Grande al calar del sole, avvolta dallo scintillio delle luci dell’albero di Natale e del palazzo del Comune.

IMG_4221

Città e Paesaggi

Magico Foliage

tree-779827_1920

Il foliage è quel fenomeno che vede cambiare il colore delle foglie degli alberi in autunno, trasformando il paesaggio in un trionfo di colori caldi e armoniosi tra di loro. Intorno a questo meraviglioso cambio vestito della natura, sono nati veri e propri tour specializzati nell’accompagnare i visitatori alla ricerca di quei luoghi dove il foliage trasforma i luoghi in quadri pittorici.

L’autunno è la stagione dei primi camini accesi, del profumo dell’erba bagnata con la prima brezza mattutina, della nebbia che silenziosa scende all’imbrunire coprendo i tenui raggi del sole. L’autunno è la stagione che amo maggiormente e che mi piace contemplare e ammirare in ogni sua sfumatura, non importa dove io sia.

Da un parco del centro città, alla campagna fatta di vigneti di Lambrusco, alle montagne dell’Appennino emiliano. Vi porterò alla scoperta del foliage che potrete assaporare qui in Emilia, in particolare vi parlerò del foliage che potrete trovare tra la provincia di Modena e la provincia di Bologna.

Partiamo da Modena con i parchi cittadini. Se vi capita di passare da Modena, c’è un parco ancora poco conosciuto che si trova a circa 10 minuti dal centro città. Il suo nome è Parco della Resistenza. Lo potrete raggiungere da diverse vie, lo troverete facilmente poiché si trova proprio di fronte all’Esselunga e vi accorgerete di averlo trovato perché vedrete una curiosa cupola proprio sul bordo del parco con i colori della bandiera italiana.

Foliage_01 (1)

Si tratta di un parco fuori dall’ordinario, che non ricalca i soliti canoni di parco cittadino, ma è un vero splendore poiché rispecchia la campagna più sublime che si sviluppa su un’ampia area dove potrete camminare sui sentieri oppure avventurarvi tra le piante da frutto, i filari di vigneti e i meravigliosi alberi di amarene selvatiche.

IMG_6996 (1)

Per me rappresenta un luogo speciale che conosco da tantissimi anni e nonostante la sua trasformazione negli anni, da luogo incolto a parco cittadino è sicuramente un angolo di Modena nel quale potrete assaporare e vivere intensamente i cambi di stagione.

In autunno i lunghi filari di vigneti che percorrono tutto il parco, si colorano dalle nuance più tenui del giallo a quelle più forti del rosso e bordeaux.

Un paesaggio che mai potresti aspettare di trovare nel cuore della città di Modena.

#Foliage is a state of mind – #CiaoEmilia e il #PaesaggioRaccontato

Città e Paesaggi, Cultura

Modena, la città con la musica nell’anima

IMG_0035

Modena è la città nel cuore dell’Emilia, dove la musica giace nel suo animo da secoli, divenendo la patria della lirica e dei grandi maestri del canto. Se ci lasciamo trasportare dalla melodia e dalla musica lirica, Modena rappresenta uno dei più importanti patrimoni culturali legati al Bel Canto. Modena è la patria di Luciano Pavarotti, uomo straordinario che ha conquistato le scene mondiali della musica lirica con la sua vocalità e il suo carisma. Doti che rendono un uomo straordinario, non solo nella vita professionale.

Tra le vie di questa città, con la sua torre Ghirlandina e la sua Piazza Grande si può assaporare una tradizione canora e musicale che è possibile trovare solo qui e in nessuna altra parte del mondo.

Modena ha dato i natali a importanti personalità della musica lirica, come Luciano Pavarotti e Mirella Freni, le cui vite si sono intrecciate in più occasioni, a partire dai tempi dell’infanzia quando entrambi erano semplicemente Mirella e Luciano, due bambini modenesi del baliato della manifattura tabacchi, un’istituzione vera e propria per quei tempi.  Un pezzo di storia di Modena che raccoglie il vissuto di tante donne modenesi che con il loro duro lavoro hanno scritto un importante capitolo nella vita della città.
Non può essere una casualità che una cittadina come Modena possa raccogliere una storia così ricca di personaggi illustri legati alla musica, come Arrigo Pola, il pianista Leone Magera per citarne alcuni. Un patrimonio culturale che non si costruisce nella casualità fortuita degli eventi, ma credo che esso rispecchi le radici culturali di un popolo e dei suoi avi che per motivi ambientali e sociali hanno fatto emergere l’anima più intima dell’uomo, quella legata alla musica.

Schermata 2017-09-05 alle 08.41.52

Modena si sta preparando per celebrare il decimo anniversario del suo cittadino illustre e grande maestro Luciano Pavarotti. Per l’occasione è stato realizzato un programma di eventi e manifestazioni al cui centro c’è l’amore per la lirica e per la musica nella sua accezione più sublime. Un’arte meravigliosa che trova a Modena un viaggio sentimentale nella cittadina di Pavarotti.

Gli eventi iniziano il 5 settembre fino al 12 ottobre, il giorno della nascita del tenore.

La celebrazione inizierà con la Messa da Requiem in Duomo il 5 settembre.

Schermata 2017-09-05 alle 08.42.03

Il 5 ottobre al teatro Comunale di Modena saranno festeggiati i 130 anni della Corale Rossini, il coro nel quale il giovane Pavarotti vi cantava insieme al papà Fernando, poi l’8 ottobre il maestro Leone Magiera, che per decenni ha accompagnato Pavarotti in tour (e ha curato anche gli eventi modenesi del decennale), sarà protagonista di un incontro con i critici Alberto Mattioli e Angelo Foletto. Il 12 ottobre, ancora al Comunale, il concerto degli allievi di Mirella Freni e Raina Kabaivanska, altre glorie modenesi della lirica. Lo stesso giorno potrebbe anche essere ‘scoperta’ la statua dedicata a Pavarotti, donata dal Comune di Pietrasanta e realizzata dallo scultore Stefano Pierotti.

Città e Paesaggi

Il portico: l’identità di Bologna

In Emilia ci sono due aspetti ricorrenti in tutte le sue città, da Piacenza a Ferrara. La bicicletta e i portici. Noi emiliani amiamo andare in bicicletta, la usiamo per andare a scuola da ragazzini, da adulti per andare al lavoro e quando usciamo con gli amici. Ma questa storia non vuole essere un racconto sull’uso della bicicletta in Emilia, ma sulla presenza di sua maestà il portico. Un elemento architettonico che ritroviamo nei centri storici delle città. E’ una presenza a noi talmente familiare, che fa parte del paesaggio, come il sole e la luna brillano in cielo.

Portico Santuario M. di S. Luca - Bologna

C’è una città in particolar modo che racchiude in sé una varietà infinita di portici oltre a possedere quello più lungo al mondo. La città è Bologna, il nostro capoluogo di Regione, dove è nata la prima università del mondo occidentale e dove il buon cibo regna sovrano.

Copia di Portico P.za S. Stefano - Bologna

Passeggiare per le sue vie è come visitare un museo a cielo aperto. I portici sono un elemento che la rendono una città unica  al mondo, anche il famoso scrittore francese Stendhal si innamorò di Bologna e dei suoi portici, tanto che scrisse in uno dei suoi romanzi: “Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”.

Tempo libero

Il profumo e l’atmosfera del Natale

Natale Modena

L’8 dicembre è ormai passato, il giorno in cui tutto ha inizio, secondo la tradizione. L’albero e il presepe finalmente riprendono il loro posto all’interno delle nostre case. I profumi e l’atmosfera di questi momenti di gaudio, sono indelebili nella mia mente. Il tempo scorre inesorabile e mancano pochi giorni al Natale. Per un momento ritorniamo tutti bambini, ci abbandoniamo ai nostri ricordi, quando le giornate erano felici e spensierate e il Natale era un momento magico da preparare con cura.

All’inizio del mese di dicembre il calendario dei mercatini si fa ricco di avvenimenti. Girovagare per casette di legno allestite per l’occasione o per banchi colorati e variopinti, è un vero divertimento. Come mi piace trovare chincaglierie di ogni genere, accompagnati dalle luci della città decorata a festa, è una sensazione magica.

Mercatino

I mercatini dell’artigianato sono quelli che preferisco. Mi piacciono le cose fatte a mano, che esprimono la maestria nella manualità e l’unicità di ciascun pezzo, mai uguale all’altro. A Modena ci sono diversi mercatini che si alternano, ma durante le giornate che precedono il Natale, il centro storico si trasforma in uno splendido crocevia di luci che disegnano atmosfere invernali.

La nebbia, che in queste sere d’inizio inverno ha fatto la sua apparizione, ha reso il paesaggio e la città ancora più magica e a tratti gotica, quello spirito natalizio che mi richiama alla mente il meraviglioso A Christmas Carol di Charles Dickens.

 

Città e Paesaggi

L’animo romanico della Pianura Padana

Garden Abbey at Fall

C’è un luogo nel cuore della Pianura Padana, lontano dalle classiche rotte turistiche, un piccolo paese a una decina di km da Modena, che custodisce grandi tesori, il suo nome è Nonantola. Un insolito viaggio che esprime la bellezza di un territorio poco conosciuto, capace di raffigurare un’architettura dell’antico e trasmettere scenografie di emozioni con i suoi palazzi storici, la sua abbazia, il suo museo e le sue ville d’epoca.

L’aria è fresca, siamo nel pieno dell’autunno e le chiome colorate degli alberi, ci accompagnano nella nostra visita. Per poter comprendere la storia di questo comune, dobbiamo addentrarci nelle vie del centro. Il centro storico si presenta come un dipinto. Il nostro sguardo viene catturato da un bellissimo palazzo dalle linee sette-ottocentesche: la Residenza Nuova della Partecipanza Agraria di Nonantola, sede del Comune fino al 1898.

Percorriamo la strada principale del centro storico, Via Roma, dove possiamo osservare alcuni palazzi di bella fattura tra cui spicca Palazzo Previdi. Siamo nel cuore del borgo, nella piazza Caduti Partigiani, dove sorge il complesso dell’antico monastero che testimonia, l’articolata struttura dei centri monastici. L’elemento centrale è l’Abbazia di San Silvestro, uno dei più significativi esempi d’arte romanica del Nord Italia insieme al Duomo di Modena.

Il suo splendore risiede anche nelle sue enormi dimensioni, nella sua serenità incolore e nella sua austerità.

Una struttura imponente suddivisa in tre navate che incanta per la sua maestosità. La chiesa abbaziale nel passato rappresentava il cuore religioso e centro culturale dell’Europa medievale. Proprio così, in un piccolo paese di provincia immerso nella Pianura Padana, si possono ammirare 1300 anni di storia e di arte, un patrimonio emblema di epoche passate.

Fin dalla sua edificazione e fino al periodo della nascita dei Comuni, l’Abbazia ha goduto del favore degli imperatori, in particolare durante il regno di Carlo Magno e dei Carolingi. All’esterno la facciata è dominata dal protiro, retto da due colonne su leoni stilofori, e fa da cornice allo splendido portale di Wiligelmo. Una volta varcato il portale veniamo sopraffatti da quel senso di sospensione, di vastità che l’abbazia ha il potere di emanare. Rimaniamo colpiti dall’interno, che si manifesta solenne e austero nella sua semplicità, ritmato dai possenti pilastri che convergono verso l’altare maggiore (XVI secolo) dedicato a San Silvestro. Fermati, rifletti e ammira è così che questa antica abbazia continua a suggerirci e ad esortarci.

Abbey_InnerStructure

Il suo splendore risiede anche nelle sue enormi dimensioni, nella sua serenità incolore e nella sua austerità.

La chiesa è stata luogo di pellegrinaggi, essendo uno dei maggiori centri monastici d’Europa e custode di reliquie fondamentali per l’ecumene cristiano, come l’Insigne Reliquia della Santa Croce, e quelle di sette santi: i Papi Silvestro I e Adriano III, l’abate fondatore Sant’Anselmo, i martiri Senesio e Teopompo e le vergini Anseride e Fosca. La forte presenza spirituale sembra dilatarsi e avvolgerci sotto questo enorme tetto, ma l’Abbazia è nota anche per aver dato un’impronta indelebile all’organizzazione sociale e culturale dell’epoca.

Ci lasciamo guidare dal nostro stupore e giungiamo alla cripta, dove le sue 64 colonnine di pietra antica sembrano levigate dall’intensità del trascorrere dei secoli. Le luci e le ombre cambiano quasi fosse viva e qui la voce dell’abbazia si fa potente e regale. Non c’è un solo centimetro di queste mura che non ci parli dei suoi tempi gloriosi.

Un viaggio dell’anima che si conclude con la visita al Museo Benedettino inaugurato nel 2000 durante il Grande Giubileo. Questo è un luogo unico al mondo per la presenza di opere d’arte di fama internazionale. Il suo fulcro è rappresentato dalla sala della Reliquia della Santa Croce (X sec.), una dei maggiori frammenti del legno della croce di Cristo riconosciuti dalla Cristianità, che insieme ad altre opere straordinarie, contornate da un suggestivo allestimento, danno vita alla sezione del Tesoro Abbaziale:  il Braccio reliquiario di San Silvestro I Papa (1372), la stauroteca a doppia traversa con Costantino ed Elena (XI-XII sec.), la cassetta reliquiario argentea contenente le calotte craniche dei martiri Senesio e Teopompo (XII sec.), la cassettina in avorio (XII sec.), e i rarissimi sciamiti bizantini ritrovati fortuitamente nel 2002 in una nicchia nel muro dell’Abbazia (IX-X sec.), considerati dagli storici dell’arte una delle rarissime testimonianze tessili superstiti al mondo.

L’immenso patrimonio storico-culturale prosegue negli splendidi codici medievali provenienti dallo scriptorium monastico: l’Evangelario di Matilde di Canossa (XI sec.), il Graduale o Cantatorio, antico codice musicale contenente le melodie gregoriane (XI sec.) e l’Acta Sanctorum (XII sec.).

Un’ampia sezione è infine dedicata alle pergamene dell’Archivio storico Abbaziale, il più ricco di pergamene dopo quello vaticano. Qui troviamo il diploma con il monogramma di Carlo Magno, di Ludovico il Pio, di Carlomanno, di Carlo il Grosso, di Lotario, di Ottone I e diverse pergamene come quella siglata da Matilde di Canossa, da Federico Barbarossa, e dall’Abate nonantolano Gotescalco che ha dato origine alla Partecipanza Agraria.

Il nostro viaggio è giunto al termine. Ogni momento vissuto in questo borgo di pianura è stato un’esperienza preziosa. Un microcosmo infinito che abbiamo catturato nella nostra mente, come un obiettivo fotografico, dove la semplicità del vivere quotidiano s’incontra con la magnificenza dell’arte e della storia d’Italia.